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Link we love: un’occasione persa

Link we love

Oggi che Link we love non esiste più è possibile trarre alcuni bilanci ed emerge subito come per molti la chiusura della piattaforma sia stata una vera occasione persa. Erano molte infatti le mamme e non solo che riuscivano a lavorare da casa facendo soldi sfruttando le pubblicità di link we love e i propri contenuti web. La tentazione sarebbe quella di parlare di una bella illusione oggi svanita, invece la strada tracciata da link we love ha lasciato dei frutti e oggi è possibile sfruttare i contenuti di content advertising di altre piattaforme come Google Adsense e Payclick.

Come funzionava linkwelove

Linkwelove era a tutti gli effetti una piattaforma di content marketing applicato al web. Utilizzava la tecnica di promuovere dei contenuti che attirino l’attenzione di target determinati, vere e proprie pubblicità mascherate che riuscivano ad attirare l’utente e non a respingerlo come avviene ormai spesso e volentieri con i banner tradizionali. I target selezionati venivano convertiti in click e quindi in clientela potenziale. Linkwelove aveva in sostanza detto basta alle offerte e alle descrizioni di prodotti invadenti che andavano per la maggiore fino a poco tempo fa. I contenuti venivano “nascosti” nei testi di articoli di siti di elevata qualità, erano pubblicità che non sembravano tali e quindi proprio per questo ottenevano ottimi ritorni da tutti i punti di vista. Linkwelove riusciva a creare e posizionare contenuti specifici nelle pagine di siti web grazie a un algoritmo proprietario chiamato LoveRank che consentiva di posizionare box consigliati all’interno di contenuti o al termine degli stessi. Gli utenti in questo modo erano molto interessati ai contenuti e gli editori avevano il non secondario vantaggio di poter sfruttare ulteriori spazi oltre a quelli già occupati dai banner. Contenuti di qualità inoltre servivano anche ad aumentare la permanenza dell’utente sui siti e la user experience, con una elevata possibilità del ritorno in futuro sul sito da parte degli utenti. L’obiettivo era far affezionare l’utente non ai prodotti pubblicizzati, bensì alla pagina e quindi ai suoi contenuti. Inoltre linkwelove offriva ampie garanzie contro il rischio della penalizzazione da parte dei motori di ricerca dotando ogni collegamento verso l’esterno con l’attributo “nofollow”. In sostanza entrare a far parte del network di linkwelove significava per i publisher il poter fruire di una forma di remunerazione aggiuntiva così da incrementare i guadagni mensili e di aumentare le page wiews, il tempo di permanenza sul sito e una riduzione del bounce rate. Chiudeva il quadro una elevata personalizzazione sia per quanto riguarda il posizionamento dei contenuti, sia per quanto riguarda la grafica. Facile da utilizzare, link we love non poneva alcun vincolo temporale permettendo a chiunque di recedere dal network in qualsiasi momento.

Cosa resta dopo Link We Love

Cosa resta nel mondo dell’advertising dopo link we love? Si potrebbe rispondere che è rimasto molto in quanto oggi sono moltissimi quelli che continuano a utilizzare la stessa strategia. Come accennato esistono piattaforme alternative come Google Adsense e Payclick che consentono di creare contenuti in linea con siti e blog e di personalizzarli a piacimento. È quindi ancora possibile guadagnare da casa curando i contenuti del proprio blog o del proprio sito web e la strada tracciata da link we love sembra essere quella giusta anche perché la concorrenza sul web è in aumento e quindi occorre differenziarsi proponendo qualcosa di diverso dai soliti banner. Del resto il fenomeno del banner blindess, ovvero dell’indifferenza degli utenti nei confronti dei banner tradizionali, sta aumentando piuttosto che diminuire. Creare annunci pubblicitari che sembrino a tutti gli effetti dei contenuti è quindi ancora la sfida principale per chi vuole aumentare i profitti.