UNA MAMMA GIOVANE

Oggi vi voglio raccontare una parte della mia vita, che ancora non vi avevo mostrato.
Vi ho già raccontato del parto del Pangino e del dopo, ma non vi ho mai raccontato la mia vita precedente; quella della ventenne spensierata, che si annoiava davanti alle serie tv, tra un modellino e l’altro.

Posso definirmi una “mamma giovane“, frase che mi è stata ripetuta mille volte da 4 anni a questa parte, ma non credo che l’età influisca sul fatto di essere o meno una brava mamma.
E’ vero che la media italiana sia molto più alta, però io a 24 anni, mi sentivo già abbastanza adulta, e non mi scandalizzavo: a quanto pare sono in controtendenza.
Ci ho fatto il callo quando le sciure mi dicono “moo che mamma giovane che sei“, dimenticandosi che loro, alla mia età avevano già 3-4 figli probabilmente.

Erano altri tempi.

Quello che voglio dire è che sembra esserci questa tendenza, per cui più si va avanti con il secolo, più sia d’obbligo fare figli più tardi (alla faccia della Lorenzin).
Per cui è tabù e quasi una vergogna avere figli prima di una certa età, come se un figlio ti rovini la vita o ti tarpi le ali: insomma se fai un figlio prima dei 30 anni sei spacciato.

Io ero felicissima il giorno che ho scoperto che stava arrivando il Pangino; certo non era il momento migliore, ma quando mai i figli arrivano nel momento migliore.
Andavo in giro baldanzosa, con il pancino semi-nascosto, continuando la mia vita di sempre, con una consapevolezza in più: che la mia vita sarebbe cambiata in meglio.
Certo sarebbe stato faticoso, ma vuoi mettere la ricchezza che ti porta un figlio? Non lo cambierei per nulla al mondo.

Ero una studentessa all’epoca, frequentavo il primo anno della magistrale di Architettura, passavo le giornate sui treni e dietro ad un pc, inseguendo consegne di progetti frenetiche, e appelli imminenti.
Le notti, invece, tra serie tv e clic del pc, circondata da libri che dovevo studiare, che non aprivo prima dell’ultima settimana disponibile, e pezzi di modellini ancora da montare.

La mia vita era così.
Dormire non sapevo più cosa significasse, avevo tagli sulle mani, e il mio cervello era sempre attivo.

Ad un certo punto ho avuto un crollo, non mi sentivo più adeguata a quel ruolo che mi stavo costruendo.
Era come se cercassi di indossare un vestito di tre taglie più piccolo, pretendendo di chiudere la lampo.
Mi resi conto che quella passione, che credevo di avere, non c’era più, o forse non è nemmeno mai esistita. Che avevo fatto una scelta sbagliata, nella fretta di dover scegliere per forza di cose una strada, l’ho canata in pieno.
Riguardo il mio passato, alla quinta superiore, quando mi sono trovata davanti al crocevia della vita, e già li avevo tantissimi dubbi. Probabilmente ho sbagliato, ma se dovessi tornare indietro sarei punto a capo, senza sapere tuttora cosa fare, chi essere.

Ero in piena crisi esistenziale, quando ho fatto il test di gravidanza; è stata una boccata di aria fresca.
Non lo vedevo come una scappatoia, ma come una delle miriade di strade che si incontrano durante la vita, e se la prima l’avevo sbagliata, questa sarebbe stata perfetta.

Ero felice, come non mi capitava da tempo; preoccupata, ma felice.
Ho continuato a frequentare l’università finché ho potuto: 4 mesi prima del parto ho iniziato ad avere contrazioni costanti, e puntualmente sul treno svenivo.
Ero un pochino insofferente ad andare in università, perché notavo le occhiate dei ragazzi e dei professori.
Mi sono sentita un po’ come in 16 anni e incinta, anche se ne avevo 8 di più…
Non mi aspettavo questa reazione, io che camminavo a tre metri da terra, con gli occhi puntati addosso. Mi aspettavo un po’ più di serietà, sia dai miei compagni, visto che ce ne sono alcuni con parecchi anni più di me, che da alcuni professori.
Non erano altro che lo specchio di quello che mi attendeva nel mondo del lavoro: fai un figlio e ti chiudiamo le porte. Non cambierà mai questa cosa, se gli stessi professori, che devono formare nuove generazioni, insegnano la chiusura mentale.
Per cui alcuni si comportavano con me, come se avessi la peste, ignorandomi, e se chiedevo qualcosa, liquidandomi come quando si tira lo sciacquone.
Forse avevano paura che usassi la mia condizione, come scusa per evitarmi le cose più scomode, non lo so. So solo, che cercavo di mantenere il passo con i ritmi serranti di quella scuola, per quanto la mia condizione me lo permettesse, senza mai lamentarmi.

Un mese prima del parto ho detto arrivederci all’università. Ho ripreso a fare alcuni esami, dopo i suoi sei mesi, lasciandomi quelli più pesanti per dopo.
Sono andata avanti così per un annetto, poi vedendo l’andazzo, ho detto adieu, non fate per me.
Se questo è l’atteggiamento che mi devo aspettare per il resto della vita, preferisco fare altro.
Perché nonostante lavorassi, studiassi, il fatto di essermi concessa il lusso di avere una famiglia, agli occhi degli altri era indicibile.
Non voglio sacrificare la mia famiglia, la cosa più importante, per una cosa di cui non sono convinta e che mi ha mostrato la faccia peggiore della medaglia. Se devo fare dei sacrifici, devono essere per qualcosa di molto valido, che mi faccia crescere come persona e che mi renda felice, davvero.

Perciò oggi sono qui, con i miei studi messi in stand by, che cerco una nuova strada che faccia per me, perché non voglio mai più sentirmi così, inadeguata.
Voglio vestiti comodi per la mia vita, che grazie alla mia famiglia è splendida.

Miri-mammalupo

8 thoughts on “UNA MAMMA GIOVANE

  1. Con questo tuo post ho scoperto che abbiamo vissuto esperienze molto, molto simili… ti scrivo in privato con calma appena ho un attimo 🙂
    Un abbraccio

    1. Mi sa proprio che è una realtà comune a molte, purtroppo.
      Quando vuoi, ci sono!
      Un bacio

  2. Fai bene a non accontentarti! Fai bene a pretendere rispetto e cercare un’altra strada, non solo perchè sei giovane ma perchè non è mai troppo tardi per nessuno e cercare di trovarsi meglio nei propri panni è il miglior regalo che possiamo fare a noi stesse.
    Però, se posso permettermi, se ti mancavano davvero pochi esami e/o la laurea, per conseguire la magistrale, io ti consiglierei di farli comunque, a testa alta, non fosse altro che per non “sprecare” agli occhi del mondo e del mercato del lavoro, i sacrifici, anche economici, fatti fino ad ora.
    Mio marito lo ha fatto e se ne è pentito.

    1. A dire il vero, me ne mancano un po’ tra cui quelli più impegnativi fisicamente e psicologicamente.
      E’ vero un giorno potrei pentirmene, ma sinceramente in questo momento non me la sento di fare un “grosso sacrificio” ( perché lo vedo più così), per una cosa che sento stretta. Non so se hai capito.

  3. In un altro modo ho vissuto la stessa cosa sulla mia pelle, nonostante tutto non penso che nelle nostre vite ci siano errori: tutto quello che succede è un bene per noi e ogni esperienza ci arricchisce e anche se poi cambiamo strada tutto quello che abbiamo imparato ci rimane dentro e uscirà fuori di nuovo quando sarà il momento.
    E anche se la formazione che hai avuto non ti servirà per fare l’architetto, ti servirà comunque, per esempio quando avrai delle consegne imprescindibili e ti dirai “so di essere capace”, ripensando a quelle notti insonni passate a fare modellini ; )

    1. E’ vero! per quanto di rifare ‘quelle’ nottate non mi passa per l’anticamera del cervello!
      AHHHHHHH

    1. Si che poi, sti sogni quali sono, ancora me lo sto chiedendo! AHHAHH

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