CARO DOTTORE, HO UN PROBLEMA.

Dottore ho un problema con le porte.

Ha presente quelle grandi e rettangolari, con la maniglia?
Ecco loro, non mi sono simpatiche, specialmente quelle trasparenti, le peggiori e infingarde.
In realtà ho problemi anche con le scale e mobili vari.

– Mi spieghi meglio.

Vede mi capita molto spesso che se la mattina mi sveglio, e per sbaglio do una spallata ad uno stipite della porta, vuol dire che quella sarà la giornata delle porte in faccia, o dei ruzzoloni giù dalle scale, sicurissimo, perciò in genere prendo precauzioni.

– Scusi, signorina, non capisco. Lei si sveglia la mattina, colpisce le porte e poi che succede? Una         specie di vendetta nei suoi confronti? Come fa a dire che sarà una giornata no?

Io lo so di essere una stordita cronica, da sempre sbadata a fare le cose, ma sono così e ci ho fatto l’abitudine. Ho provato a cambiare, a stare più attenta, ma il pericolo è sempre li, dietro l’angolo, sembra che ho addosso una calamita per le figure di merda. Capisce?

– No.

Le faccio un paio di esempi.

Ero in vacanza con la mia amica del cuore, io e lei da sole, un viaggio emozionante in Sicilia, il primo che facevo dopo tempo, la laurea imminente, insomma ero pronta a rilassarmi.
Appena arrivati in hotel mi si è aperta la valigia davanti al proprietario ed altri ospiti, c’era di tutto per terra, e ci avevo messo tanto tempo a fare tetris tra le mille mila cose che “non si sa mai, possono sempre servire”. E già li chissà che hanno pensato.
Il giorno dopo, parlo alla reception con il portinaio per delle informazioni, e dopo esattamente tre secondi mi schianto sonoramente contro la porta scorrevole dell’ingresso. Non si trovava in quella posizione, giuro che si è spostata!
L’ho quasi distrutta, tutti tacevano, la mia amica rotolava per terra infame, io ero rossa in faccia, ma più per l’ustione di quinto grado presa il giorno prima, che nascondeva l’imbarazzo.

E questo è ancora niente.

Recentemente mi sono spalmata contro la porta scorrevole del Talent Garden di Milano, mentre cercavo di accedere al Mammacheblog. Fortunatamente tutte le mie pseudo colleghe (loro ci lavorano, io cazzeggio) erano troppo intente a fare colazione e a socializzare per accorgersi di me!

– Mammache?

Si ricorda il blog? Gliene avevo parlato, che ogni tanto cazzeggio li sopra? Mi aveva anche detto che la trovava un ottima idea per svalvolare?

– Ah si, ricordo. Il blog ( rumore di penna che scrive sul taccuino).

Un bel pomeriggio salgo tutta trafelata sul treno per casa, preso per un pelo, come al solito. Era uno di quei treni con le porte scorrevoli tra le carrozze, trasparenti. Mi sono bloccata all’istante, sapevo che mi ci sarei schiantata, mi conosco, così prendo la maniglia e con forza apro la porta ( ammazza quanto pesa) e tutta orgogliosa di me, finalmente un segno divino che qualcosa sta cambiando, e bam!
Ho preso il vetro sul naso.
Volevo piangere, ero convinta di aprire una porta chiusa, invece stavo chiudendone una aperta.
Almeno la gente ha avuto il buon senso di non ridere al momento.
Ho cercato per mesi il mio video su Youtube.

Per non parlare delle figure di merda con le altre persone. Ha presente quando si parla di qualcuno che non si conosce e si scopre che l’interlocutore è esattamente questa persona?
Bene dopo un paio di gaffe ho smesso di parlare con le persone.

Inoltre i mobili!
Mi ritrovo con due fagioli al posto dei mignoli, a forza di sbatterci contro.
Cioè io cammino e loro si spostano di quel centimetro che basta, per frantumarti il dito piccolo del piede.
Lo fanno apposta, sono cattivi!

– Lo sa vero che i mobili non sono entità pensanti e vive?

E allora lei come me lo spiega?

E le scale?
Io a Miss Italia o a Madre Natura gli faccio un baffo, se sto scendendo le scale, lo spettacolo è assicurato, perché di sicuro metto un piede in fallo e ciao.
Sono anche in grado di prendere le scale mobili al contrario, specialmente negli orari di punta, con annesso “Permesso”.

E poi molto altro ancora di vario genere.

Una volta, facendo la pipì, ho dimenticato di sollevare il coperchio della tazza. Le lascio immaginare il seguito.

Oppure settimana scorsa, mentre lavavo le pentole, ho svuotato il contenuto di acqua, centrando i miei piedi invece che il lavello.

Recentemente sono riuscita a portare il Pangino all’asilo senza scarpe. Lui continuava a chiedermi se poteva andare all’asilo senza scarpe, ed io che gli rispondevo pure, che idea sciocca avesse in mente.
Arrivo a scuola e mi rendo conto che le scarpe erano rimaste abbandonate sulle scale di casa.
Sono volata a casa, con lui che rideva ed io che volevo sprofondare, sperando che nel frattempo le maestre non stessero chiamando i servizi sociali.

La vedo ridere sa? Ma lei non dovrebbe essere più professionale?
E ne ho migliaia di aneddoti come questi.
Dottore, come è possibile una roba del genere?
Non riesco a capire se sono io così, o è normale? Perché sinceramente io non mi sento tanto normale, credo di avere un problema, grosso.
Esiste una cura?

– Signorina, io credo che lei sia semplicemente sbadata, oltremodo, per così dire.
Non esiste cura.
L’unico consiglio che le posso dare è di comprarsi un elmetto e delle protezioni per gli arti, e anche    di portarsi sempre dietro qualcuno.

Che la possa filmare.
Ovviamente

Lei fa schifo lo sa?
E  io dovrei pagarla?

 

 

Miri-mammalupo

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